think indie

Lanciato più verso i 30 che verso i 20, fotografo e software engineer. Appena posso, viaggio.

  1. Istanbul

    Di ritorno dalle vacanze di quest’anno voglio provare a scrivere qualche nota sui luoghi visitati e sulle esperienze fatte. Questo primo post vuole raccogliere alcune considerazioni iniziali su Istanbul (prima tappa) a cui seguiranno altri posts più specifici.

    Il volo della Turkish Airlines è abbastanza pieno e decolla da Malpensa in orario. Il viaggio passa abbastanza velocemente, spezzato dalla cena che viene servita dopo un’oretta dal decollo. Su questa cena vorrei spendere due parole: per quanto fosse un pasto d’aereo era abbondante e, soprattutto, buono. Non che i pasti serviti sui voli di Airfrance e Alitalia facessero pena, ma questo (una mini burger con patate oppure pollo e riso, panino, formaggio fresco, fagioli in insalata, cracker ecc ecc) mi è piaciuto particolarmente.

    Atterro a Istanbul sul tardo pomeriggio e una volta recuperate le valigie e fatto apporre il timbrino sul passaporto/carta d’identità è già calato il sole. Lungo il tragitto in taxi verso Sultanahmet si vede il lungomare pieno di famiglie intente a organizzare dei piccoli barbecue con i quali spezzare il digiuno diurno imposto dal Ramadan, che quest’anno cade durante tutto il mese di agosto.

    Data l’estensione di Istanbul la distanza dall’aereoporto non è breve ma la strada è abbastanza scorrevole, fatta eccezione per Sultanamet che rappresenta un dedalo di strade abbastanza strette (ma a doppio senso) da provocare diversi mini-ingorghi e che porta l’autista del taxi a suggerire di scendere e arrivare fino all’ostello a piedi: la macchina riesce a guadagnare pochi metri alla volta. Alla fine la corsa viene a costare meno di 40 lire turche (come indicato dall’autista prima di partire e confermato dal tassametro) per 4 passeggeri con altrettante valigie.

    L’ostello (Sydney Hostel) si trova appunto a Sultanahmet (nella parte europea) in un’ottima posizione grazie alla quale durante la permanenza a Istanbul ci siamo mossi quasi esclusivamente a piedi data la vicinanza con i principali monumenti della città. 52€ a testa in una camerata da 8 (con un “povero” ragazzo argentino che è stato vittima di un gruppo di 7 italiani) pulita e luminosa, inclusa la colazione, aria condizionata in stanza, wifi, due computers per collegarsi a internet e personale estremamente gentile e disponibile.

    IMG_2803.jpg

    Il pezzo forte è però la terrazza dell’ostello che ha ospitato diverse bevute notturne e una cena con cibo acquistato al bazar e da cui si ha una vista notevole su buona parte della città e sul Bosforo. Dall’alto si vede come la terrazza è un elemento sfruttato da altri ostelli, alberghi e ristoranti ed è qualcosa per cui vale la pena verificarne la presenza prima della prenotazione, può fare una notevole differenza anche su breve permanenze.

    Anche nella zona delle moschee ci sono diverse famiglie alle prese con il barbecue e diverse altre persone che passeggiano nella spianata che c’è tra una mosche e l’altra, ma tutto in maniera abbastanza “ordinata” se viene confrontata con l’impatto che ho avuto arrivando in piazza Djemaa el Fna a Marrakesh: la città è notevolmente viva ma non caotica, si nota infatti un certo imprinting europeo che, nel bene o nel male, attenua le differenze rispetto ad altre città europee. 

    IMG_2808.jpg

    Per la cena si opta per un ristorantino (di cui non ricordo nè il nome nè la posizione) che ci accomoda su tavolini all’esterno, sul marciapiede, con le macchine che passano a pochi centimetri dalle sedie. La cena è a base di carne: dev’essere difficile per un vegetariano mangiare a Istanbul. Una volta cenato è l’ora dell’immancabile chai (the locale, onnipresente ovunque e con qualsiasi temperatura) e narghilè in un posto vicino all’ostello.

    1. think-indie posted this

Theme = Manuscript Neue